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Etnografologia
Viaggio alla scoperta delle magnifiche 10!
“La
scrittura esiste solo in una civiltà
e
una civiltà non può esistere senza scrittura”
Così
come “l’uomo scrivendo
descrive se stesso” (M: Pulver) altrettanto
accade per un popolo: la stessa forma delle lettere è la storia dei
popoli stessi.
Scrittura CINESE

Priva
di alfabeto e usata da più di un miliardo di
persone, quella cinese può vantarsi di essere una delle scritture
più antiche del mondo: troviamo tracce di pittogrammi cinesi
già 6.000 anni fa. Dal
disegno all’ idea, dal pittogramma all’
ideogramma, il passo non fu breve ma, soprattutto grazie alla scoperta della
carta con conseguente uso del pennello, la scrittura cinese venne codificata nei primi secoli dopo Cristo, quando la Cina, per ovvie questioni
politico-amministrative, impone ai suoi sudditi (quelli che potevano e
sapevano scrivere) una scrittura comune che resisterà immutata sino ai
giorni nostri. Derivata da
scritture magico-oracolari scritte su ossa piatte
(scapole di bovino) o gusci di tartaruga, la scrittura cinese restò
fedele a sé stessa garantendo così l’ unità
linguistica della Cina. E’ curioso notare come i cinesi parlino
centinaia di dialetti diversi ma usino un unico
modello scritturale.
La Cina
fu per secoli un enorme paese agricolo dal potere fortemente centralizzato,
chiusa nei suoi immensi confini.
La direzione della scrittura è infatti
verticale, e le colonne così ottenute vengono allineate da destra
verso sinistra. Grafologicamente il significato
è uno scavo interiore e individuale (rappresentato dalla prevalente
dimensione verticale della scrittura) che però resta chiusa nell’ ambito della sua cultura (direzione
sinistrorsa). Questo atteggiamento viene rafforzato
dal modello calligrafico di base: tutti i caratteri cinesi devono venir
inscritti in un quadrato perfetto (simbolo grafologico di stabilità e
sicurezza) al cui interno l’ ideogramma deve essere equilibratamente
eseguito con tratti morbidi che non devono somigliare né a bastoni nè a chiodi. Abbiamo perciò una scrittura
basata su tanti quadrati che al loro interno “ospitano” rapidi e
vivacissimi caratteri: un immenso condominio formato da appartamentini
regolari e tutti uguali ma abitati da inquilini che non stanno mai fermi e
che differiscono l’ uno dall’ altro.
Ogni singolo carattere cinese ha poi una rigidissima gerarchia nel venir
tracciato: prima il tratto orizzontale e poi quello verticale, prima il
tratto discendente sinistro e poi quello ascendente
destro e via gerarchizzando. Tutte queste regole
non depongono certo a favore della spontaneità della scrittura cinese
che diventa così espressione di un atteggiamento trattenuto, non
immediato e piuttosto complesso. Ma ancora una volta l’
arte viene in soccorso della libera espressione (grafologica)
dell’ uomo: i calligrafi cinesi erano lodati ed onorati per le loro
splendide calligrafie (quasi sempre illeggibili) solamente da un punto di
vista estetico. In questo modo essi potevano esprimere tranquillamente la
loro personalità permettendosi di ignorare i modelli ufficiali e
statali di scrittura. La libertà dello spirito in alternativa alla
rigidità del potere. E’ solo dopo la seconda Guerra Mondiale che
la Cina
“occidentalizza” la sua scrittura adottando la direzione
orizzontale e destrorsa: il drago non scruta più solo al suo interno
ma comincia a guardarsi attorno, oltre i suoi confini. La Cina
è vicina.
Edoardo Triscoli, introduzione
all’“etnografologia”
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delle Magnifiche 10!
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