Etnografologia

Viaggio alla scoperta delle magnifiche 10!

“La scrittura esiste solo in una civiltà

e una civiltà non può esistere senza scrittura”

 

Così come “l’uomo scrivendo descrive se stesso” (M: Pulver) altrettanto accade per un popolo: la stessa forma delle lettere è la storia dei popoli stessi.

 

Scrittura DEVANAGARI

 

Attualmente la scrittura devanagari (letteralmente la scrittura della città di Dio) serve a trascrivere  l’hindi, la lingua ufficiale e più diffusa dell’India (che ospita più di 500 idiomi diversi) parlata oggi da mezzo miliardo di persone. Appartenente alla grande famiglia delle lingue indiane settentrionali e derivante dall’ antica brami, la scrittura devanagari viene anche usata per trascrivere il sanscrito, la lingua essenziale della cultura indiana. Un po’ come il nostro latino, il sanscrito fu usato in passato per scrivere i testi religiosi, filosofici e letterari della DEVANAGARIsapienza indiana. Da sempre culla di civiltà l’India ha dato (e continua a dare) al mondo gli straordinari frutti della sua cultura (quelli che noi chiamiamo numeri arabi sono in realtà indiani); il suo misticismo, oramai patrimonio dell’ intera umanità, continua ad attirare milioni di persone in cerca di risposte spirituali. La scrittura devanagari si riconosce immediatamente per una sua curiosa caratteristica: ogni parola inizia con un marcato trattino orizzontale detto mantra (potenza) sotto a cui si traccia il resto della lettera, dando così l’ impressione che le parole siano “appese” al rigo (e non “appoggiate” come le nostre). Simbolicamente il rigo rappresenta il confine tra conscio ed inconscio, tra socialità e istinto, è la porta sull’ abisso delle nostre pulsioni irrazionali e sconosciute.

DEVANAGARILa struttura della grafia devanagari, così simile alle radici di un albero, rappresenta perfettamente la spiritualità indiana: uno scavo interiore, un percorso individuale (pensiamo allo yoga) che l’uomo fa nella incessante ricerca di sé. E’ uno scendere dentro le oscure profondità della nostra anima per capire e raggiungere la nostra vera essenza. L’abbondanza di tratti curvi indica che la strada non è facile e rettilinea, bisogna aggirare gli ostacoli e le trappole del nostro pensiero (la mente che mente, diceva Osho) , ma questo impegnativo viaggio va intrapreso per raggiungere quella coscienza di sé che ci renderà perfetti e poi maestri in grado di portare gli altri al nostro stesso livello. E’ questo il grande messaggio di pace e di fratellanza della cultura indiana, di quella sapienza che Gandhi definiva “antica come le montagne”.   

 

 

Edoardo Triscoli, introduzione all’“etnografologia”

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