Etnografologia

Viaggio alla scoperta delle magnifiche 10!

“La scrittura esiste solo in una civiltà

e una civiltà non può esistere senza scrittura”

 

Così come “l’uomo scrivendo descrive se stesso” (M: Pulver) altrettanto accade per un popolo: la stessa forma delle lettere è la storia dei popoli stessi.

 

Scrittura GRECA

 

 

Ad ulteriore riprova che non sempre un popolo numeroso (o che abita in un vasto territorio) ha una influenza altrettanto grande sulla civiltà, i greci, abitatori di una piccola area del Mediterraneo orientale, sono riusciti ad essere uno dei popoli culturalmente più importanti del mondo occidentale. La loro influenza su filosofia, letteratura e linguaggio dell’ intero Occidente è fondamentale. Dopo una fase iniziale in cui la Grecia era composta da varie etnie (e quindi varie lingue) influenzate dalla civiltà fenicia, i greci, esattamente nel 403 a. C. imprimono alla storia della scrittura una svolta decisiva: stabiliscono per tutte le città della Grecia l’ adozione di un alfabeto comune, detto ionico. Scompaiono così dialetti, lingue locali e i greci diventano un unico popolo che parla la stessa lingua. Il loro alfabeto è un capolavoro di efficienza e semplicità: “inventando” le vocali i greci  creano una scrittura estremamente precisa, duttile e capace di trascrivere ogni sfumatura del linguaggio, parole nuove comprese (in una commedia Aristofane scrive una parola di ben 78 sillabe). Prendendo i due classici piccioni con la non meno classica fava, i greci superano le difficoltà delle lingue sillabiche (che non scrivevano le vocali) trasformando alcune consonanti in vocali e assegnando un suono ad ogni lettera. Questa assoluta precisione nel trascrivere il linguaggio parlato fa sì che il pensiero greco possa venir scritto in tutta la sua straordinaria interezza e complessità. L’ influenza della cultura greca è enorme, i modelli estetici, culturali e politici dei greci vengono “esportati” in tutto il Mediterraneo. La loro scrittura è destrorsa (segno di espansione), sapientemente equilibrata tra segni curvi (in leggera prevalenza) e segni dritti, indici grafologici di dolcezza e rigore, di materia e spirito che coesistono senza prevalere l’ uno sull’ altra in un dualismo che ancor oggi è presente nella nostra cultura. Inizialmente nella scrittura greca non c’ erano spazi liberi tra le parole (segno di grande continuità di pensiero e azione), ma poi la insopprimibile capacità di astrazione del popolo greco esplose prepotentemente separando le parole e lo spazio (tra parole) così conquistato è un indice grafologico di capacità rielaborative, chiarezza di pensiero e organizzazione. I fenici chiamavano le prime due lettere del loro alfabeto aleph e beth. I greci alfa e beta e le usarono per comporre la parola alfabeto, la loro più straordinaria invenzione, l’ultima e importantissima tappa della storia della scrittura.      

 

 

Edoardo Triscoli, introduzione all’“etnografologia”

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