Etnografologia

Viaggio alla scoperta delle magnifiche 10!

“La scrittura esiste solo in una civiltà

e una civiltà non può esistere senza scrittura”

 

Così come “l’uomo scrivendo descrive se stesso” (M: Pulver) altrettanto accade per un popolo: la stessa forma delle lettere è la storia dei popoli stessi.

 

Scrittura LATINA

 

 

Graecia capta ferum victorem cepit et artis intulit agresti Latio (la Grecia conquistata conquistò il rozzo vincitore e introdusse le arti nel Lazio contadino). Con questa famosissima frase Orazio sintetizza perfettamente gli elementi fondanti della cultura latina: da una parte la raffinatezza intellettuale ed artistica del mondo ellenico e dall’altra la vitalità e la concretezza del mondo romano. L’ inarrestabile marcia trionfale della scrittura latina  (parallela e complementare a quella dell’ esercito romano) prende avvio nel IV secolo a. C. e dalle colline laziali si espande in tutta Italia (spazzando letteralmente via  gli Etruschi e la loro lingua) per poi dilagare in Europa  e in tutte quelle altre terre che costituirono l’ immenso territorio dell’ Impero Romano. Una storia della scrittura latina (e quindi quella del suo alfabeto) ,meriterebbe molto più spazio data la grandissima importanza culturale che riveste per L’ Occidente (e non solo), ma questa sintetica scheda vuole semplicemente mettere l’ accento sulle caratteristiche di un popolo attraverso le forme grafiche della sua scrittura. Ci limiteremo a dire che il latino (di cui molti di noi conservano ancora indelebili ricordi scolastici), la lingua ufficiale dell’ Impero Romano, fu uno dei primi esempi di interlingua dell’ antichità (un po’ come oggi l’ inglese) e che fu per secoli la lingua colta per eccellenza, la lingua della Chiesa e della scienza (Copernico, Newton e Keplero scrissero le loro opere fondamentali in latino), della letteratura e della medicina (insieme al greco , con cui divide la terminologia medica). Ancor oggi, nella parlata comune, troviamo motti e proverbi latini per tutte le occasioni. La fortuna dell’ alfabeto latino fu dovuta anche alla sua facilità d’ uso e alla sua estrema flessibilità linguistica: oggi, con quasi due miliardi e mezzo di utilizzatori, le lettere latine servono a trascrivere centinaia di lingue sparse in tutto il mondo (anche se non lo capisce, chiunque è capace di leggere l’ inglese, il francese, il norvegese, lo swahili…). Parallelamente alla cosiddetta capitalis quadrata (la lingua delle iscrizioni e delle epigrafi) che esprimeva forza, solennità e sicurezza, troviamo la scrittura latina corsiva, che corre: è veloce (i Romani inventano la stenografia e le abbreviazioni, simbolo di ingegno pratico), precisa e personale. Nel mondo romano si scriveva molto (gli annunci commerciali erano tracciati sui muri e sulle porte con il carbone) grazie ad una organizzata scolarità. L a scrittura latina corsiva, nata da esigenze funzionali (l’ incisione su pietra era troppo lenta e poco pratica), rappresenta uno dei pochi esempi di modello calligrafico “personalizzato”(come oggi), nel senso che ogni scrivente imprimeva alla scrittura (senza nuocere alla sua leggibilità) la sua personale grafia. E’ una grande libertà grafica che riflette la efficiente ed astuta libertà politica del cittadino romano. La legge va rispettata ma lascia sufficiente spazio di manovra al singolo individuo. Prima che l’ inevitabile decadenza la precipitasse negli oscuri secoli del medioevo la cultura latina era solare, terrena ma anche spirituale e morale: vi trovavano posto le oscenità dei poeti licenziosi e il rigore di Cicerone, la disinvolta morale di Orazio alla serietà dei codici della Legge. Tutta questa variegata gamma di elementi si ritrova nella scrittura latina: legata (simbolo di continuità di pensiero), rapida (pensiero veloce ed efficiente) e personale (indice di personalità evoluta), contrapposta  a quella grave ed austera delle iscrizioni monumentali (che ci rivelano rigore, autocontrollo e fermezza). Sono le due facce del mondo romano (e probabilmente anche del nostro): corpo e anima, natura e cultura, mens sana in corpore sano.  

 

Edoardo Triscoli, introduzione all’“etnografologia”

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