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Aung San Suu Kyi
-birmana-

Chi l'ha vista? 
a cura di Fabio Mango http://www.asiatica.altervista.org/
Questo nome non
è come quelli che tante volte sono menzionati, fino alla nausea, dai nostri
giornali. Perchè la Birmania,
o meglio il Myanmar, non fa notizia. E’ solamente un “piccolo paese”.
Povero e oltretutto governato da una giunta militare. La sua economia di
sussistenza non richiama le attenzioni dei nostri quotidiani. E’ la Cina a farla da padrona.
Naturalmente un paese che esporta solamente legumi, riso e tek non è degno di
essere preso in considerazione dai nostri economisti. Effettivamente mi sembrerebbe poco serio.
Figuriamoci poi se qualcuno chiamasse questo paese con il suo vero nome
"Pyidaungsu Myanma Naingngandaw", (Unione di Myanmar),
nessuno capirebbe, o forse qualcuno confonderebbe il nome con quello di
qualche terrorista islamico.
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Da leggere, per capire
e saperne di più...
Aung San Suu Kyi
La voce
coraggiosa della birmania
premio
NOBEL per la Pace
-Liberi dalla paura-
Sperling
paperback saggi 2005
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Ma torniamo a Aung
San Suu Kyi, premio Sacharov per la libertà di pensiero (1990) e premio Nobel
per la Pace
nel 1991. Una donna che ha vinto le elezioni con il National League for
Democracy (1988), partito da lei stessa fondato. Fin qui tutto normale. Comunque
strano, in Italia si litiga per le quote rosa e lì in Birmania anche le donne
“scendono in campo”?
Effettivamente la cosa risultò bizzarra anche a chi perse le elezioni, i
militari.
E per ritornare alla “normalità” si decise che fosse meglio
incarcerarla!
Più di dieci
anni, tra detenzione e arresti domiciliari. Il giorno del suo sessantesimo
compleanno, lo ha festeggiato a casa, nella capitale Rangoon. Con il
suo medico, che è l’unica persona autorizzata a vederla. La cosa più “originale”
di questa storia è che la leader birmana è diventata un fantasma per
la stampa italiana e internazionale.
Di Birmania i nostri giornali ne parlano in abbondanza
soltanto quando si scopre un focolaio di aviaria -che fa sempre notizia-;
nonostante le manifestazioni, organizzate dai sostenitori di Aung San Suu
Kyi, a New York e Londra, dove si invitava l’ONU ad intervenire in
modo serio, non abbiano suscitato gli effetti sperati. Bisogna chiedersi se
sia il caso di augurarsi che “The Lady” (Suu Kyi), come amano chiamarla
i suoi sostenitori, contragga il virus-fantasma dell’influenza dei polli per
richiamare l’attenzione dei nostri media. O che ci scappi il morto! Questo articolo è stato
tratto da http://www.asiatica.altervista.org/
Chi è l’autore?
Fabio
Mango è nato a Roma il 19 settembre del 1972.
Appassionato di lingua, cultura e storia orientali, grazie ad una borsa di
studio ha studiato presso l'Università dello Yunnan (1999-2000) e nel 2003 si
è laureato in "Lingua e letteratura cinese" presso la Facoltà di Studi
Orienatli dell'Università "La Sapienza" di Roma, ottenendo, nello stesso
anno un Master in "Tourism Managment&Human Resources".
Ha curato la traduzione di "Oltretutto,
visioni e parole" di Yang Xuheng pubblicato nel 2005 da
Edizioni Akkuaria. Attualmente sta frequentando la specializzazione in
"Society and Economy in Contemporary China" presso la Scuola Superiore
Sant'Anna di Pisa e il College of Economics and Business Administration alla
Chongqing University nel Sichuan (Cina). E' responsabile e coordinatore della
rivista Asiatica attraverso la quale si
interessa alle dinamiche d'integrazione, cooperazione e conoscenza reciproche
tra l'Italia e il mondo orientale.
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