Irq BitigIl libro di presagi delle steppeAttraverso l’articolo in questione, sulla falsariga di quello già pubblicato: Il Buddhismo nella letteratura turca[1], intendiamo avvicendare approfondimenti analoghi, con lo scopo di offrire al lettore dei brevi saggi, provvisti di traduzione e parafrasi da noi curate, di passi scelti fra alcune opere misconosciute di letteratura turca antica. Con ciò speriamo di destare l’interesse che questo genere di produzione letteraria, a nostro avviso, merita di possedere. Indi di porre in evidenza l’assoluta eterogeneità della stessa, relegata univocamente ad un settore marginale del mondo islamico, e contribuire, come già abbiamo asserito nel precedente scritto, e come afferma lo studioso J.P.Roux, alla diffusione di un messaggio diverso in cui facciamo fatica a identificare lo stereotipo turco. “Con i turchi abbracciamo la storia
universale (…) ma dell’importanza che essi hanno avuto non
sappiamo nulla”. Ed ancora: “Riguardo ai turchi,
quanti sanno che l’arte delle steppe l’hanno propagata loro fino
alle rive dello Jenisei siberiano, che l’arte sino-buddhista
della dinastia turco-cinese Wei o Tabgač e che la pittura
centro-asiatica di Qïzïl giunsero fino in Giappone
esercitando una profonda influenza?” Ed ancora: “Sappiamo troppo bene
qual è stata l’importanza dell’Egitto antico, del mondo
greco e del popolo ebreo (…) Ma dell’importanza che hanno avuto i
turchi nella storia universale non ne sappiamo niente”[2].
Ecco un saggio dei primi tre paragrafi: Irq 1
Tän : si : män / Io sono Ten si[13] yarïn : kečä / mane e sera altun : örgi / n sull’aureo trono üzä olu / rupan : sono assiso mäŋiläy / ür : män in condizione di felicità[14] anča : / biliŋlär : / così sappiate edgü : ol :
quello (auspicio) esser buono Irq 2
Ala : atlïg : Io sono il dio della via[15] y / ol täŋri : / män col destriero pezzato yarïn : kečä : mane e sera äšür : män / : procedo al passo uturu :
äki / (a) ylïg : kiši di fronte a due uomini accalorati[16] / oglïn : soq / ušmïš : e incontrato il fanciullo kiši : qorqmïš : / uno (uomo) si spaventò qorqma : / ti/ imiš : Non temere! disse qut: b / ergäy : män : / concederò la fortuna timiš : anča : così disse biliŋ : / sappi edgü : ol : quello (auspicio) esser buono Irq 3Altun : qanatlï /g : talïm Io sono l’uccello[17] Garuda[18] : qar / a : quš : män / dalle ali dorate tanïm : tüsi : / sebbene l’aspetto del mio
corpo taqï : tükä : /mäzkän: non sia del tutto sviluppato tal / uyda : yatïp / an : giaccio sul mare[19] tapladu /qumïn : e ciò che voglio tu / tar: män: io lo catturo säb / dökümin : yi / yür :
män : e mangio ciò che desidero : and / ag : küčlüg : / tanto potente sono män : anča : bi / liŋlär : / così sapete edgü : ol : quello (auspicio) esser buono Il manuale fu
redatto per due discepoli di nome Isig Sangun e Ite Čuk[20]. Il testo si
protrae fino a sessantacinque paragrafi altrettanto laconici e sibillini, le cui
tematiche inerenti alla mantica e costituite da allegorismi zoomorfi vari,
appartenenti a questo retaggio mitologico antico, non sono tuttavia scevre da
influenze cinesi. Ma non essendo questa la sede per andare oltre, ci
fermeremo a questi meri accenni, con l’auspicio di riprendere quam
celerrime i lavori. Note
sull’autore: Dott. Ermanno Visintainer Laureato in lingue e letterature orientali presso
l’Università Ca' Foscari di Venezia. Turcologo, ha seguito corsi
d'approfondimento in loco, di varie lingue, fra cui mongolo e cinese.
Collaboratore scientifico di lingua e letteratura ciagataica per riviste
specializzate nazionali. Ha avuto recensioni all'estero. È membro
co-fondatore del Centro Studi Vox
Populi.
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[2] J.P. Roux, Storia dei Turchi, Milano
, 1988, pg.10.
[3] A.von
Gabain, Alttürkische Grammatik, Wiesbaden, 1974.
[4] D.A.
Monguš, Russko-Tuvinskij Učenij Slovar’, Moskva, 1988.
[5]
D.Tömörtogoo, A
Modern Mongolian-English-Japanese Dictionary 现在蒙英日辞典
,
[6]
Herczeg Gyula, Magyar-Olasz Szótár, Budapest, 1992 e Peter
D. Chong, Magyar-török etimológiai
szótar, 2003.
[8] http://books.google.com/books?id=9AUxnUNRekgC&pg=PA221&lpg=PA221&dq=d%C5%ABnhu%C3%A1ng+irq+bitig&source=web&ots=O9dizUKxgI&sig=n3bENqVsBuHqGva0eikAF-JNdME#PPA221,M1
[9] Roux J.P, La Religione dei
Turchi e dei Mongoli, Genova, 1990, pg. 35.
[11] L’iscrizione si presenta in
una variante grafica della scrittura kharoṣṭhī,
probabilmente in un dialetto scitico.
Essa costituisce una delle rare epigrafi autoctone
redatte in questa lingua. Lo studioso ungherese, János Harmatta,
identifica la lingua come saka o sacio khotanese.
[13] Verosimilmente dal cinese: Tiān-zǐ天子 (Figlio
del cielo).
[14] Dall’antico turco mäŋilä-
rallegrarsi <mäŋü-bäŋü-bäŋgü
<eterno, vd. A.von Gabain, op.cit. pg. 347. Vd. anche il mongolo мөнх-mönkh, eterno, in D.Tömörtogoo, A Modern Mongolian-English-Japanese Dictionary 现在蒙英日辞典 , Tokyo 1977.
[15] Täŋri, la
massima divinità del pantheon turco-mongolo, pressoché omofona al
Dingir sumerico. È la più antica parola turco-mongola
conosciuta.
[16] Hüseyin
Namık Orkun, Eski Türk Yazıtları, Ankara 1994, pg.
265, glossa con aylïg < da
luna mentre altri con yïlïg < calore, in
entrambi i casi il significato è alquanto oscuro.
[17] Qaraquš è un
termine che Thomsen e Mahmud
Kašgari interpretano come aquila nera, Hüseyin
Namık Orkun, op.cit..
[18] Hüseyin
Namık Orkun, op.cit., pg. 275. In relatà l’autore non glossa
con Garuda, mentre altri lo fanno, probabilmente supponendo un lapsus
calami. Tuttavia assecondiamo quest’interpretazione per via della
sovvraposizione simbolica, presente anche nella mitologia mongola del motivo
ornitomorfo in questione, vd.
Ligeti Lajos, Mongol
mitológia, Budapest, 1975, pg. 159.
[19] Taluy, toluy <antico
turco, mare. Fonema che ritroviamo nell’epiteto del Dalai Lama,
cioè Lama Oceanico. Voce altresì che trova misteriose assonanze
sia con il thailandese ทะเล-talay, pron. talee che
con il greco θάλασσα-thalassa.
[20] Hüseyin
Namık Orkun, op.cit., pg. 264.