Om Namo Shivago...Il primo giorno di scuola
Le pale dei grandi ventilatori a soffitto si muovevano lente, spostando appena l’aria mattutina, già riscaldata dal sole dei tropici; un fascio luminoso filtrava attraverso i pannelli aperti lungo le pareti e faceva vibrare il pulviscolo dorato sospeso nell’atmosfera. L’ambiente mi era estraneo, ma mi incuriosiva; aleggiava nell’atmosfera un vago senso di aspettativa generale, accompagnato da una sottile ritrosia interiore, una sorta di tenue riluttanza verso il nuovo e verso l’altro, che allo stesso tempo mi teneva lontano e mi attraeva. Il gruppo riunito nell’ampia stanza, era formato da una trentina di fărăng; occidentali, più o meno elegantemente seduti a terra, con le gambe ripiegate sotto di sé. Il nudo pavimento, realizzato con larghe doghe di legno profumato e ben stagionato, non facilitava l’impresa. Cercavamo di trovare una posizione decorosa, costringendo le nostre membra in una postura avversa alle articolazioni irrigidite, sottoposte e influenzate da secoli di sedie e sedili sollevati da terra. Qualcuno ridacchiava sottovoce, mascherando il proprio disagio o imbarazzo, alcuni invece sembravano essere già avvezzi alla situazione, si mostravano più a loro agio dei thailandesi stessi, quasi ad ostentare la loro superiorità rispetto a noi principianti; forse stavano solo fingendo a nostro beneficio, quasi a dimostrarci come, per loro, quella postura non fosse cosa nuova, anzi era... la normale routine. Si erano già formati dei gruppetti, provenienti dallo stesso Paese, accomunati dalla lingua e dalla nazionalità, o forse amicizie nate “on the road”. Altri, arrivati per tempo, avevano già scelto con attenzione il loro “territorio” e lo stavano “colonizzando” con calma, disponendovi con cura quasi maniacale lo zainetto, il manuale, il blocco degli appunti e un nutrito assortimento di penne, pennarelli, matite colorate, etc. Era il
Il “primo giorno di scuola” non si scorda mai, anche se questo è stato preceduto da molti altri e avviene dopo aver superato l’età dello sviluppo.
Questo viaggio, questo per-corso,
ci avrebbe arricchito tutti di certo, come ogni esperienza vissuta; per certi
si sarebbe trattato soltanto di un bel ricordo di viaggio, un’avventura
da raccontare agli amici, a qualcuno forse, avrebbe cambiato
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