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e Politica in Oriente.
A dispetto del titolo, che sembrerebbe macchiarsi di quell’orientalismo ormai da tempo smascherato da Said e dai suoi epigoni, la Sala ci fornisce occasione di constatare la molteplicità di culture, etnie, storie, lingue, vissuti che popolano quell’area del mondo geograficamente a oriente rispetto a noi. Senza la pretesa – insensata e temeraria - di darne una panoramica completa, l’autrice seleziona alcune realtà e ce le descrive in presa diretta. Leggendo il libro si ha come l’impressione di salire su di uno di quei lenti treni che attraversano l’Asia Orientale e Sudorientale, fermandosi ogni tanto in luoghi casuali per gettare un’occhiata in giro, assaporarne l’atmosfera, parlare con la gente, lasciarsi coinvolgere, anche se per un breve lasso di tempo, nella loro vita.
Il viaggio della
Sala parte proprio da un dubbio, da una domanda: ‘che cosa cerchiamo,
viaggiando e scrivendo?’ la cui risposta rimane aperta, invitando
il lettore ad indagarla, a viverla più che ad esaurirla. È una
domanda che nasce da un’esigenza di vita, più che da un
artificio stilistico, dalla stanchezza e dal fastidio provocati, vivendo
all’estero, da approcci o eccessivamente riduzionistici o, al
contrario, universalistici, che Si snoda lungo un filo conduttore, in realtà costituito da un intreccio di fili: quelli che intessono insieme politica, economia, storia e fervore religioso. Dopo una breve indicazione delle modalità in cui si è raggiunto il luogo, un primo sguardo al paesaggio, si scende dal treno per parlare con i protagonisti delle vicende, spesso sofferenti, difficili. Ma il coinvolgimento emotivo non impedisce di approfondire le cause, le motivazioni storiche che hanno condotto alla situazione attuale, brevemente ma puntualmente tratteggiate. Certo, non mancano prese di posizione, tra l’altro denunciate, o imprecisioni (come nella definizione di “sette” per talune tradizioni buddiste, o nella composizione etnologica delle popolazioni laotiane, indicate secondo un sistema territoriale ormai in disuso, o nella non problematizzazione del termine colonialista montagnards per indicare alcune delle minoranze etniche vietnamite), che si stemperano, però, in un testo di alto livello.
Rimane un po’ di perplessità nell’identificazione tra “Dio” e “religione”, decisamente non scontata all’interno di molte culture asiatiche, che presentano un vissuto che noi definiremmo religioso che non contempla la figura di un Dio monoteisticamente inteso. Scesi dal treno, comunque, chiudendo il libro, si prova il
rimpianto del ritorno. E la voglia di approfondire la conoscenza delle
questioni sollevate, di porsene di nuove, di intraprendere percorsi
differenti. Di incontrare persone e situazioni che mettano in discussione dal
profondo le nostre certezze, e che non ce ne regalino di nuove. Di continuare
a chiedersi ‘perché viaggiamo e scriviamo’?
Chi è Ilaria Maria Sala? Giornalista, laureata in Cinese e Studi religiosi a Londra, ha vissuto gli ultimi quindici anni a Pechino, Tokyo e Hong Kong dove è presidente del Foreign Correspondents’ Club. Collabora con Diario Il Sole24 Ore, Le Monde e con altre testate. Ha curato e tradotto per Manifestolibri il testo Rivoluzione e democrazia, di Wei Jingsheng (1996).
Articolo tratto per gentile concessione da Sudestasiatico.com©2008 http://www.sudestasiatico.com/ WaiThai ringrazia Sudestasiatico.com per l’autorizzazione alla pubblicazione, la disponibilità e la collaborazione. Informazioni: info@waithai.it - tel: +39 347 1638 121 ritorna ai pizzichi… |
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