La dottrina dei colori nella poesia di Ziya Gökalpdi Ermanno VisintainerGià
in precedenti scritti, accennando ad effluvi fotici, abbiamo fatto riferimento a correlate
ierofanie, Ziya
Gökalp,
poeta-filosofo e poligrafo d’inizio secolo scorso, un restauratore
della cultura turca delle origini, in un componimento di genere epico e dal
titolo evocativo: Ergenekon[2], versifica, attraverso toni
prorompenti, questi motivi unitamente alla sua Weltanschauung dell’antica storia nazionale. Posto che
non analizzeremo per intero la poesia, le premesse su cui si fondano le
formulazioni ivi contenute sono comunque suffragate da precedenti opere[3], così come da elementi
mutuati dal tengrismo [4] e dallo sciamanesimo[5].
Gökalp
sostiene che i Cinesi, ovvero il fondatore della dinastia 漢 -
Hàn, 劉邦 - Liú Bāng, l’avesse assunta dalle
concezioni sciamaniche dei turchi Tisin[9]. Riverberi
di ciò, peraltro, si possono ancor oggi individuare in Mongolia, nelle
aspersioni mattutine di latte, eseguite con il tradizionale цац-tzatz[10], verso le quattro direzioni dello
spazio (дɵрɵв зүг - döröv züg) ove dimorano i corrispondenti
spiriti o divinità[11].
A tale
proposito Gökalp, ma non solo [12], ci riferisce di queste quattro
divinità o signori (Khan), legati ai quattro punti
cardinali: il Khan nero o Qara Khan a nord, il Khan rosso
o Qïzïl Khan a sud, il Khan bianco o Aq Khan
ad ovest e il Khan blù o Kök Khan ad est[13], oltre alle loro corrispondenze
con i quattro animali araldici[14], i quattro mari, le quattro
qualità cosmiche, i quattro elementi et alia. Ovviamente,
tutto ciò trova un perfetto parallelismo con i quattro imperatori o i
quattro poli, 四极真人
sì jí zhēn rén, in rapporto con gli
elementi e con gli organi interni [15],
ampliamente sviluppatisi nel taoismo[16]. Invero,
questa dottrina dei cinque elementi è stata anche parte di un rituale
di corte ascrivibile alla dinastia degli 漢, 汉-
Hàn:
Venendo al
componimento da noi tradotto: Ergenekon, termine che, lo
studioso Ögel glossa come “monte o passo impervio”[18]. Esso è un mito riportato
dalla testimonianza dello storico persiano Rašiduddin nella sua opera, “Ğami-ut Tawarikh”, tramandato ai tempi della dinastia
ilkhanide in Iran[19]. La leggenda in questione
intreccia il destino dei Turchi con quello dei Mongoli, nel senso che
entrambi se n’appropriano, sviluppandola poi nelle rispettive
tradizioni letterarie. In essa sono contenuti due motivi simbolici di primaria
importanza per l’etnogenesi mitica dei due popoli: il lupo e il fabbro. Qui ne
riportiamo i versi in cui essa viene a fondersi con la genealogia dei colori:
Questo
testo, sobrio e terso, privo di manierismi letterari[30], per quanto lievemente
arcaicizzante, non appare altresì scevro da una certa retorica
autoreferenziale. D’altro canto, va evidenziato il ben più marcato
rilievo culturale, che talvolta, anche arbitrariamente, viene attribuito alle
fagocitanti controparti. Peraltro, nella letteratura turca non mancano
prefigurazioni, sia poetiche che in prosa, della stessa[31]. Il
contenuto di questi versi si connette al leitmotiv dell’opera omnia
gökalpiana, caratterizzata dalla contrapposizione del mito fondante la
civiltà turca, sussunta a quella turanica[32], con lo stereotipo classico della
civiltà occidentale, di matrice ellenica ed eurocentrica. Nelle
cadenze metriche di questa narrazione storica, Gökalp riesce a
trasfigurarne l’essenza che diviene il veicolo evocativo di una Stimmung
esclusiva, dai toni epici e struggenti, in cui si riverberano gli echi
delle credenze animistiche provenienti dai vasti orizzonti delle steppe
asiatiche per fondersi con i topoi della cosmologia cinese. Il
cromatismo delle orde s’avvicenda nella trama degli eventi che hanno
scandito la storia universale, intrecciando i destini di varie
civiltà, quasi conformandosi ai determinismi ciclici dei cinque
elementi, 五行- wǔxíng, amalgamando cronaca, mito e
etnogenesi in una sintesi che, sembra esulare dagli intenti dell’autore
stesso, evidenziando quasi un inconsapevole ammiccamento apostatico a favore
della cosmologia cinese. Ed
ancora, in un tristico della stessa antologia[33], Gökalp annota:
Da questi
versi traspare una sorta di parallelismo in cui il piano storico interseca
quello metafisico in una L’orda
bianca avanzò verso occidente, l’azzurra ad oriente. Quindi
l’orda nera a settentrione, quella rossa a meridione. Mentre, la
fissità dell’orda gialla ne rappresenta l’epicentro. “La
nostra terra madre”, come puntualizza Gökalp, che è
anche il colore del corrispettivo elemento nella tradizione cinese. Il dato
storico che interseca il piano ontologico su cui sono situati i Khan
dei quattro punti cardinali, si riferisce alle varie tendenze espansive
contrapposte degli imperi delle steppe: da Maodun o Mete Khan [36] ai Turchi Celesti, estesisi dalla
Corea fino al Mar Caspio [37], indi da Attila e dall’Orda
d’Oro [38], che furono terre degli Sciti,
fino alla dinastia Moghul [39] nel subcontinente indiano. Nella
fattispecie, ci appare evidente la simmetria sia con il summenzionato rituale
Hàn, di cui, peraltro si dice fosse ascrivibile ad antiche
credenze, sia con gli assorbimenti fotici ed araldici propri delle tecniche
meditative taoiste [40].
Non
scordiamo, inoltre, la simbiosi tra le due popolazioni, avvenuta al tempo
della dinastie turco-cinesi 魏-Wei o Tabgač, 唐-Tang e delle varie dinastie altaiche
(Kitan, mongole e mancesi) avvicendatisi nella millenaria storia del Celeste
Impero. Tale
punto di vista non è, altresì, esente da risvolti attuali,
considerando gli impulsi e i moti sinergici, volti alla creazione di una
nuova “İpek Yolu o Via della Seta” in funzione
antiatlantista, che stanno attraversando l’intero continente
eurasiatico.
Ovviamente
la complessità delle tematiche sviscerate necessiterebbe uno spazio,
che ci promettiamo di trovare in altra sede. Dott.
Ermanno Visintainer Laureato in lingue e letterature orientali presso
l’Università Ca' Foscari di Venezia. Turcologo, ha
seguito corsi d'approfondimento in loco, di varie lingue, fra cui mongolo e
cinese. Collaboratore scientifico di lingua e letteratura ciagataica per
riviste specializzate nazionali. Ha avuto recensioni all'estero. È
membro co-fondatore del Centro Studi Vox Populi.
ritorna ai pizzichi… |
[2] Ziya Gökalp, Kızıl Elma (La mela
rossa), Istanbul, 1995, pg. 94-100.
[3] Ziya Gökalp, Türk Töresi,
Istanbul, 1990, 23-34.
[4] Il Tengrismo fu, sebbene permanga ancora “sotto
mentite spoglie”, l’antico credo essenzialmente monoteistico di
tutti I popoli turchi e mongoli prima che la maggioranza di essi abbracciasse altre
religioni universalistiche. Esso è ancora praticato in Yakuzia ed in
Mongolia parallelamente con il buddhismo tibetano. Il tengrismo include lo
sciamanesimo, l’animismo, il totemismo, il culto degli antenati e
possiede elementi in comune con la cosmologia cinese. C.f.r Mönkh
Tengeriin Nuutzaas, (Dei Segreti del Cielo Eterno), Ulaan Baatar e H.Tanyu, İslamlık’ktan
önce Türklerde tek tanrı inancı, (La credenza presso
i Turchi in un unico dio preislamico) Ankara 1980.
[5] İnan A., Tarihte ve
bugün Şamanizm (Lo sciamanesimo nella storia e oggi), Ankara, 1995 e Darmaagiin Balžinnyam, Mongol ugsaatnï
böö mörgöl, deg yoc, šivšlegtei yaruu nairag (Lo
sciamanesimo nazionale mongolo, tradizione, letteratura oracolare),
Ulaanbaatar 2005.
[6] Ziya Gökalp, Türk
Töresi, Istanbul, 1990.
[7] Ilza Veith, Canone di medicina interna
dell’Imperatore Giallo, Roma, 1976, dove a pg. 39, si asserisce che: “La
teoria dei cinque elementi è senza dubbio di origine cinese
(…)”.
[8] C.P.Fitzgerald, Istoria Culturalǎ a Chinei,
1998, Bucureşti, pg. 194.
[9] Ziya Gökalp, Türk Töresi, pg.23
[10] Una specie di cucchiaio di legno in cui vengono incise
nove tacche, simboleggianti i nove mondi sciamanici, dove si versa il latte o
la vodka per le aspersioni. Il termine sembra possedere un’etimologia
sanscrita, vd. Sukhbaatar O., Mongol Khelnii Khar Ügiin Toli (Dizionario delle
parole straniere nella lingua mongola), Ulaanbaatar 1997, pg.208.
[11] Sarangerel, I cavalli del vento, Vicenza 2000 e
Darmaagiin
Balžinnyam, op.cit.
[12] Un riferimento a ciò si trova anche nella
credenza delle “Quattro Porte” propria della Bektašiyya e
dell’Alavismo, vd. İsmet Zeki Eyuboğlu, Bütün
Yönleriyle Bektaşilik,Istanbul, 1993, pg. 53-55
[13] Ziya Gökalp, Türk
Töresi, pg. 30.
[14] Nella cosmologia turca gli animali appaiono meno
esotici rispetto a quelli cinesi. Al posto della tartaruga, la fenice, la tigre
e il dragone, abbiamo rispettivamente il maiale (per alcune popolazioni
siberiane la capra, non essendo il maiale un animale tradizionale),
l’uccello, il cane e la pecora, vd. Ziya Gökalp, Türk
Töresi, pg. 29.
[15] Isabelle Robinet, Meditazione taoista, Roma,
1984, pg. 199.
[16] E trattati dal sino-thailandese Mantak Chia, nella sua bibliografia Mantak Chia, Tao Yoga, der innere Alchimie 1, Interlaken,
1990.
[17] C.P.Fitzgerald,
op.cit. pg. 194.
[18]
[19]
[20] Qui, Khan Turco, assume il significato di una sorta di
macrantropo primigenio, di eponimo capostipite ideale, un poco sulla falsariga
di Oghuz Khan.
[21] Riguardo a questa parola, Tanrı,
già abbiamo scritto con dovizia in precedenti articoli; diciamo che qui
è un riferimento al tengrismo quale prefigurazione del monoteismo.
[22] Il termine si riferisce al modo in cui
nell’Avesta erano designati i popoli nomadi non appartenenti al mondo iranico.
Esso designa peraltro l’atavica rivalità tra sedentarietà
ed il nomadismo, mentre l’associazione con la cultura turca è
basata sul testo dello Šah-nāma di Firdausī. Vd . Bausani
A.,
[23] Orda, data la sua connotazione negativa, è un
termine un po’ improprio per tradurre il turco ordu che significa
letteralmente: esercito, ovvero etimologicamente, palazzo. Tuttavia, noi qui lo
utilizziamo per l’assonanza che la parola italiana presenta rispetto a
quella turca, oltre che, parafrasando lo stesso Gökalp, per la trasmutazione di valori implicita che egli attribuirebbe al termine
così impiegato.
[24] Quest’assembramento un po’ estremizzato di
popolazioni eterogenee è conforme ad una storiografia turca che vede
questo popolo insediato fin dall’antichità nelle sedi attuali.
[25] Gli Hsiung-nu,匈奴- Xiōngnú; furono un popolo nomade dell'Asia centrale, che si ritiene fosse
stanziato fra le odierne Mongolia e Cina.
A partire dal III secolo
controllavano un vasto impero delle steppe, esteso verso ovest sino al Caucaso.
[26] Gli Sciti furono una popolazione iranica, menzionata
da Erodoto, che dominò gli orizzonti delle steppe fino all’ascesa
dei popoli altaici.
[27] È la piana di Chalon-sur-Saone, in
Francia, fin dove giunsero le incursioni di Attila.
[28] Il riferimento è alla dinastia moghul,
fondata da Babur, quindi di stirpe turca.
[29] Perché gli Uiguri furono una schiatta turca che
rimase insediata nei territori d’origine e non migrò verso paesi
lontani, come quei turchi Oghuz, di cui lo stesso Gökalp ne è un
discendente. Interessante qui è l’accostamento con il colore
giallo che i cinesi attribuiscono al centro.
[30] In Türkçülüğün esasları, İstanbul 1990, pg
28. Gökalp scrive: “Il
contadino turco quando legge questa poesia, fantasticando, rievoca davanti agli
occhi gli antichi khan turchi. In realtà l’ideale turanico non
è un sogno appartenente al passato, esso è una realtà. Nel
210 a.C. quando i sovrani unni (Hsiung-Nu) unificarono tutti i Turchi sotto il
nome di Maodun, realizzarono l’ideale turanico. Dopo di loro gli Avari, e
dopo i Turchi Celesti, gli Oghuzi, i Kirgizi-Kazacchi, Kur Khan, Gengiz Khan e
Tamerlano realizzarono quest’ideale”.
[31] Bombaci A.,
[32] Panturanismo o panturanesimo, sono una dottrina
politica che mirava all’unità dei popoli turanici, o
uralo-altaici.
[33] Altun Destan,, Ziya Gökalp, Kızıl
Elma (La mela rossa), pg. 90.
[35] Il riferimento è al Khanato dell'Orda d'Oro.
[36] Sovrano degli Hsiung-Nu, 匈奴- Xiōngnú, in Ziya Gökalp, Hars ve
Medeniyet, op.cit., pg. 27 e Gumilëv
L., Gli Unni,Torino, 1972.
[37] Andrea Csillaghy, Elementi di Filologia Uralica e
Altaica, Ed. Cafoscarina.
[38] Il riferimento è al Khanato dell'Orda d'Oro,
nei territori dell’attuale Russia, che fu uno dei quattro regni, in cui
venne diviso l'Impero Mongolo
dopo la morte di Genghis Khan.
[39] La dinastia Moghul, 1526
al 1707, il cui fondatore fu Babur.
Egli era un discendente del conquistatore turco-mongolo, Tamerlano
[40] Isabelle Robinet, Meditazione taoista, Roma,
1984, pg. 84.
[41] Bombaci A.,