Le epigrafi dell’OrkhonOrhun Abideleri - Орхон
жазуы
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Sebbene,
per ordine d’importanza, queste epigrafi vantino una posizione
privilegiata rispetto a quanto da noi scritto in precedenza, non volendo
necessariamente situare tali eventi in un ordine storiografico procedente
lungo una linea ascendente, bensì secondo un ordine assoluto,
affronteremo in questa sede il capitolo in questione.
Le
epigrafi designate anche come “scrittura orkhonide”, dal nome del
fiume, l’Orkhon, che scorre a nord della Mongolia, presso le cui rive
fu rinvenuta una prima iscrizione, redatta in questi caratteri.
Questa
regione dell’Alta Mongolia, conosciuta anche con il nome turco di
“paese sacro di Ötükän”, più tardi mongolizzato in Edügen, comprende una vasta area che include il corso dei fiumi
Selenga e Onon, fino a lambire le zone situate più a settentrione, del
Bajkal e, a nord-ovest, del corso dello Yenisey ed i monti Altai.
Già Alessio Bombaci, a suo tempo, in “La Letteratura Turca”[1], ci ha dato modo di disporre della pregevole presentazione di alcuni passi in traduzione italiana.
Vilhelm Thomsen[2], l’altro turcologo danese, da parte sua, integrando
lo sfondo storico sul quale si stagliano le iscrizioni in questione, ci
riferisce che l’etnonimo designante i turchi, türk o türük originariamente possedeva il significato di “forza,
vigore”[3], quantunque il poeta-filosofo Ziya Gökalp
[4] lo glossi con la voce, töre < törü < törüg, mongolo төр –
tör[5], ovvero tradizione, legge, quindi un po’ come a
dire: “Popolo della tradizione o della legge”[6].
Sta di
fatto che le epigrafi appaiono sulla scena della storia della Mongolia verso
la metà del VI secolo, allorquando i turchi fondarono nel 552
l’impero dei “Turchi Celesti” o Kök Türk, dopo aver annichilito la supremazia àvara, o
degli: 蠕蠕 Ruǎnruǎn o茹茹 Rúrú ed anche Róurán 柔然, traslitterati anche come juan juan, come li denominavano i cinesi e verosimilmente gli stessi
- continua Thomsen - che lo scrittore bizantino Theofilatto Simokatta, indica
come ’̍Αβαροι
[7].
Tale impero fu, pertanto, ai suoi tempi uno dei protagonisti della storia del continente asiatico[8].

L’Asia nel
500 d.C., l’impero Juan-Juan ed i suoi vicini.

L’Impero Köktürk,
occidentale e orientale, nel 600 A.D.
(Kök Türks AD 552 with ethnical boundaries per Gumilev)
Giunti a questo punto, discostandoci da una narrazione esaustiva degli eventi storici, che esula dalle finalità dell’articolo, per la cui consultazione lasciamo a disposizione la bibliografia [9], offriamo qualche saggio di queste iscrizioni antico-turche.
Pur esistendo, come accennato in
precedenza, una traduzione dello stesso Bombaci di questi brani [10] , lungi dal voler bypassare il
grande orientalista, motivati dall’esclusiva ragione di essere
maggiormente fedeli al testo, ne proporremmo una nostra versione.
La prima stele è dedicata a Kül
Tegin.
Verosimilmente si tratta di un
epiteto di matrice antico-turca, da köl, lago, peraltro presente
in mongolo con la voce: гол- gol[11], fiume; utilizzato in
un’accezione simile a quella del titolo del gran condottiero, Genghis
Khan, dominatore, qualche secolo più tardi, degli orizzonti di
queste steppe.
A tale proposito, ricordiamo che
l’appellativo genghis < čingis, forma
palatalizzata dal mongolo standard, тэнгис-tengis, antico turco tengiz,
è voce presente anche in kabardino, abkhazo e adigebze,
presumibilmente un loanword turco, tengiz,-tenžiz, mare [12].
È evidente qui la
provenienza del termine in questione dall’omologa forma rotacizzata: тэнгэр-tenger[13], il cielo. Il fatto richiama alla
mente un poco il motivo per cui gli ungheresi, popolo continentale per eccellenza, quando videro per
la prima volta il mare lo chiamarono istintivamente: tenger [14], in origine “cielo”,
anch’esso un termine antico turco atto a designare
l’immensità dell’elemento in questione. Mentre per quanto
riguarda la forma tegin, principe, lo studioso Pelliot la intravede nel nome stesso della
stirpe di Genghis: Боржигин-Borjigin,
un’assimilazione tra l’antico turco börü
<lupo e tigin < principe[15].
1 Täŋgri täg täŋgride bolmïš Türk Bilgä Qagan
bu ödkä olurtum. Sabïmïn tükäti
äšidgil…Qurïgaru Yinčü
ögüz
4 kečä Tämir Qapïgqa tägi sülädim.
Yïrïgaru
Yir Bayïrqu yiriŋä tägi sülädim. Bunča
yirkä tägi
yorïtdïm. Ötükän yïšda yig idi yoq
ärmiš. İl
tutsïq yir Ötükän yïš ärmiš.
Bu yirdä olurup Tabgač budun birlä 5 tüzültüm.
Altun kümüš išgiti qutay buŋsuz anča
birür.
Tabgač budun sabï süčig agïsï yïmšaq
ärmiš.
Süčig sabïn yïmšaq agïn arïp ïraq
budunug anča yagutïr ärmiš…
6… süčig sabïŋa yïmšaq
agïsïŋa arturup öküš
Türk budun öltüg. Türk budun ölsikiŋ.
Biriyä Čogay yïš
Tögültün 7 yazï qonayïn tisär
Türk budun ölsikig.
1 Io, il turco Bilgä Qāghān,
simile al Dio-cielo [16],
d’origine celeste,
sono assiso [17]
(sul mio trono) in questo tempo. Udite per intero le mie parole…
Ad ovest ho guidato gli eserciti [18]
dalle parti del fiume Yinčü [19]
fino alle Porte di Ferro [20]
4. A nord fino alla terra di Bayïrqu [21].
Fino a queste terre sono avanzato. La montagna Ötükän [22]
non
ha padrone [23]
diverso. La montagna Ötükän è il luogo dove si
resse la nazione [24].
Sovrano di questa terra m’accordai
con il popolo cinese [25].
Esso distribuisce oro, argento, broccati[26]
e sete in abbondanza.
Le sue parole furono melliflue come morbidi [27]
tessuti pregiati.
Con parole allettanti, con broccati e velluti attrae i popoli lontani…
6… Ingannati dalle dolci parole e da molli seriche stoffe molti
popoli turchi sono periti,
Popolo Turco morirai. Se t’insedierai a sud, verso la regione del Čogay [28] e
la piana del Tögültün [29], Popolo Turco morirai!
Queste parole, intrise di una forma
di nazionalismo ante litteram, da cui traspare un sentimento ancor
oggi presente in queste terre, sono ulteriormente rimarcate, nelle epigrafi,
dal dignitario turco sinizzato, Tonyukuk, definito il “Bismarck dell’Impero dei Turchi Celesti [30]”. Di vedute profondamente
anticinesi.
Assumono poi, in epoca
islamica, sfumature antiarabe, come in Mahmud Kašghari (XI sec.), un letterato il quale, attraverso la propria
opera, il Divānü
Lugāti't-Türk, dimostrando
un’insorgente coscienza nazionale turca, si prefissò lo scopo di insegnare il turco agli
arabi in un momento in cui l’ascesa dei turchi nel mondo musulmano era
giunta al suo vertice[31].
Indi, in epoca moderna, per
mezzo del summenzionato poeta ed ideologo della Turchia kemalista, Ziya Gökalp, approdano al laicismo tout court.
L’impeto e la meditata consapevolezza di Gökalp nella rottura con
la tradizione islamica, nonché la fierezza delle proprie radici
altaico-turaniche lo portarono a conclusioni radicali, fino a profetizzare
una religione nazionale, in cui il Corano si sarebbe dovuto recitare
in turco [32].
Un aspetto questo, che
parallelamente all’altra prospettiva del tutto opposta, costituita
dalla propensione che il citato sovrano, Bilgä Qāghān, manifestò per il buddhismo, si pone come trasversale
alla storia di questo popolo.
Coerentemente con questa
tendenza alla tolleranza, un’antica tradizione delle steppe, che nel
corso dei secoli diede luogo alla creazione di stati ed imperi multinazionali
e plurireligiosi, egli sognò di far erigere un monastero nella sua
città.
Ma ovviamente tutti questi sono
degli aspetti che dovremmo approfondire in altra sede.
Dott.
Ermanno Visintainer Laureato in lingue e letterature orientali presso
l’Università Ca' Foscari di Venezia. Turcologo, ha seguito corsi
d'approfondimento in loco, di varie lingue, fra cui mongolo e cinese.
Collaboratore scientifico di
lingua e letteratura ciagataica per riviste specializzate nazionali. Ha avuto
recensioni all'estero. È membro co-fondatore del Centro Studi Vox Populi.
Al-Thai www.al-thai.com
Ermanno
Visintainer Asokananda's Authorized Teacher senior
mailto: ermanno@al-thai.com - erenvis@yahoo.it
ritorna ai pizzichi…
[1] Bombaci A., La
Letteratura Turca, Milano, 1969.
[2] Thomsen Vilhelm, Alttürkische Inschriften aus der Mongolei. In:
Zeitschrift der Deutschen Morgenländischen Gesellschaft, 78, 1924/1925,
pp. 121-175
[3] Thomsen, op.cit. pg.123.
[4] Ziya Gökalp, Türk Töresi, Istanbul,
1990, pg. 10-11.
[5] D.Tömörtogoo, A
Modern Mongolian-English-Japanese Dictionary 现在蒙英日辞典 ,
[6] Peraltro un’eco di
tale denominazione si riflette, seppur sotto un aspetto del tutto diverso, nei
Khàzari, popolazione turca
che - come è noto - abbracciò l’ebraismo.
[7] Thomsen, op.cit. pg.122.
[8] Bombaci A., op.cit. pg. 21.
[9] Un testo essenziale in italiano
è: Andrea Csillaghy, Elementi di Filologia Uralica e
Altaica, Ed. Cafoscarina. Inoltre D. Sinor, Inner Asia, History, Civilization,
Languages , 1971.
[10] Bombaci A., op.cit.
pg.25-29.
[11] Peraltro, oltre al mongolo,
in ambito altaico la forma è presente anche in giapponese con la voce 川 - gawa, cfr. D.Tömörtogoo,op.cit, ma questa è una mera considerazione
filologica.
[12]İsmet Zeki Eyuboğlu, Türk dilinin etimoloji
sozlüğü, İstanbul, 1995. Sevortian E.V., Etimologičeskji
Slovar’ Tjurskikh Jasykov,
Moskva, 1974. pg. 194 e G.A. Klimov, M.Š Khalilov,
Slovar’Kavkazskikh Jazykov, Moskva, 2003.
[13] D.Tömörtogoo,op.cit.
[14] Peter D. Chong, Magyar-török etimológiai
szótar, 2003.
[15] B.Ögel, Türk Mitolojisi, Ankara 1993, pg.63, not. 15.
[16] Täŋgri è considerata la più antica parola altaica di cui, nelle
varie forme allotrope, esiste un’attestazione, ubiquitaria su tutto il
continente eurasiatico.
[17] Olur- sedere e
vivere, in questo contesto assume un’accezione regale, A.von Gabain,
op.cit. pg.349.
[18] Dall’ antico turco sü < esercito, pg.364.
[19] Letteralmente
“Perla“, lo Jaxarte o il Syr-darja, A.von Gabain, Alttürkische
Grammatik, Wiesbaden, 1974, pg. 387.
[20] Passo ubicato tra la
Sogdiana e la regione di Fergana, A.von Gabain, op.cit. pg. 369.
[21] Etnonimo verosimilmente
oghuz , A.von Gabain, op.cit. pg. 328.
[22] J.P.Roux glossa il nome
della montagna Ötükän, attraverso la radice
antico-turca öt-,
in una forma verbale di participio
con il significato di: “che prega, orante”, ribadendo
l’accostamento fatto con la voce udagan, ovvero donna che prega, che assolve
l’ufficio delle cose sacre nell’accezione di donna-sciamano,
peraltro utilizzato anche in yakuto: udagan, in seguito diviene il monte Edügen
dell’epoca gengiskhanide. In Roux J.P. , La Religione dei Turchi e dei
Mongoli, Genova, 1990. La voce antico turca yïš significa anche foresta.
[23] È interessante questo
termine antico-turco, idi, presente anche in ciagataico, vd. Kúnos Ignaz, Šejχ Sulejman Efendi’s
Čagataj-Osmanisches Wörterbuch, Budapest
1902 . etimologicamente affine alla voce ezen, che in mongolo significa padrone, signore,
maestro, turco moderno iye-ige, tuvino ee. Nelle
concezioni sciamaniche idi o ezen è anche il nume tutelare, lo
spirito-padrone del luogo, un’accezione non del tutto fuori luogo onde
interpretare la presenza di questo termine nelle steli.
[24] Anche qui, di là
dalla traduzione tout court, non possiamo ignorare le implicazioni che
questo termine possiede. İl può essere tradotto come nazione
ma va tenuto in considerazione quanto ci riferisce Ziya
Gökalp in: Hars ve Medeniyet, İstanbul 1995, pg. 27. “Nell’antica
religione turca, il Dio turco è una divinità di pace e di
riconciliazione. Il termine – il- che mostra l’essenza della
religione turca, significò “pace”. Così come
significò “pacificatore” la voce - ilği -, mentre
– il khan- venne a
significare “sovrano di pace”. Gli Ilkhanidi turchi (mongoli), che
realizzarono una pax aeterna dalla Manciuria fino all’Ungheria, furono
delle avanguardie di
pacificazione”
[25] Letteralmente Tabgač,
cinese T’o po 拓跋, una dinastia sino-turca
detta anche Wei 魏, A.von Gabain, op.cit. pg.
368, anche se in questo contesto, verosimilmente, viene ad assumere un
significato generico.
[26] Bombaci, Ergin e Orkun
traducono “cereali”, mentre Tekin traduce “seta”,
op.cit. pg. 3. Io non riscontro nel
testo la presenza del termine “cereali”.
[27] La forma turca in questione
costituisce un’isoglossa con il giapponese yowarakai, vd.R.A.
Miller, Languages and History, 1996, Oslo. Dall’antico turco yïmšaq < morbido, tuvino чымчак-
čïmčak, yakuto сымнағас
– sïmnaġas. In D.A. Monguš, Russko-Tuvinskij
Učenij Slovar’, Moskva, 1988 e Y Vasiliev, Türkçe
– Sahaca (Yakutça) Sözlük, Ankara, 1995.
[28] Regione situata a sud della
catena montuosa del Khangai, nell’attuale Mongolia centrale, A.von
Gabain, op.cit. pg. 335.
[29] Altra regione, pianeggiante,
che gli studiosi Muharrem Ergin e Talat Tekin riportano come toponimo privo di
commento, M.Ergin, Orhun Abideleri,
İstanbul, 1992, pg. 18, e Talat Tekin, Orhon Yazïtlarï,
Ankara 1988, pg 5. Mentre un altro studioso Hüseyin
Namık Orkun, Eski Türk Yazıtları, Ankara 1994, pg.
25, non lo traduce.
[30] Zekeriya
Kitapçı, Orta Ayada İsalmiyetin Yaylışı ve
Türkler, Konya 1994, pg. 64.
[31] Bombaci, op.cit. pg. 88-90.
[32] Ziya Gökalp,Yeni Hayat ( La vita nuova ), Istanbul 1918.