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Il mito di Ergenekon di Ermanno Visintainer
In origine il mito
si riferisce all’etnogenesi dei Turchi o dei Mongoli, tuttavia in esso
confluiscono amalgamandosi elementi archetipici e motivi sciamanici di natura
eterogenea, quali: l’animale totemico, il monte di ferro[2], la caverna[3], il dominio del fuoco e l’arte segreta della
metallurgia. Quest’ultima, come riferisce Mircea Eliade, ricorda i
segreti dell’arte che gli sciamani trasmettono attraverso
l’iniziazione[4].
Secondo la versione mongola, due ilkhanidi: Qïyan[10] e Nüküz[11], sopravvissuti a una guerra contro i Tatari[12], fuggono trovando rifugio in una valle circondata da cime
impervie. Qui rimangono per alcune generazioni[13] moltiplicandosi fino a suddividersi in varie tribù. A
un certo punto, venendo meno lo Così si presenta un fabbro che indica loro di aprire un
varco facendo fondere un filone metallifero all’interno della montagna,
dicendo: “Qui
c’è una montagna di ferro, la fonderemo!”[14]. Così accatastano una gran quantità di legna e di
carbone cui accostano un mantice, quindi soffiando verso il monte riescono a
liquefare il filone creando un passaggio. Nella versione turca mentre escono
sono guidati da un lupo, di nome Börtečine, ovvero “lupo grigio”[15]. Conseguentemente, ottenuta la loro vendetta, fondano il
proprio impero[16]. Una menzione a questo lupo, tuttavia, non manca anche nella
Storia Segreta dei Mongoli. L’opera si apre con l’asserzione:
“L’origine
di Genghiz Khagan è Börte[17] Čino, il lupo grigio o azzurro”[18]. Dal momento che
un’esegesi del mito riguardo alla presenza del lupo accanto a quella
del fabbro finora non è stata formulata, ne proporremmo una noi. Lo studioso Abdülkadir İnan riporta come presso gli
Yakuti l’anima dello sciamano possa metamorfizzarsi in un lupo[19]. Essendo, il fabbro e il lupo, due dei “temi
mitici” essenziali della leggenda, l’improvvisa comparsa di
quest’ultimo nonché la sua funzione dominatrice all’uscita
della valle conseguente alla fusione del filone metallifero, sembrerebbero
rappresentare l’alter-ego del fabbro, ovvero la sua trasformazione nel
lupo, un motivo sciamanico strictu sensu[20]. Nondimeno il tema dell’attività metallurgica,
nella fattispecie legata all’elemento sideroso, non può fare a
meno di alludere a un allegorismo alchemico connesso con una via realizzativa
attiva, eroica, scevra, perciò, da sfaldamenti misticheggianti. Ziya Gökalp, il
poeta-filosofo al quale già abbiamo dedicato un precedente articolo[21], volle rendere un omaggio al mito, idealizzandolo attraverso
un’omonima composizione, Ergenekon
(1914-15)[22], di cui riportiamo qualche verso: (…)Kurt bir delik buldu, gitti; Una
tana trovò il lupo e vi entrò Bir demirci ta’kip etti, Un
fabbro lo seguì Ocak yaktı, taş eritti; Accese
un fuoco e sciolta fu la roccia Açıldı yol kapağımız! Ed
un varco fu aperto al nostro passo! Demirciye Bozkurt dendi; Lupo
grigio fu il nome di quel fabbro Han tanıldı, taç giyindi; Eletto
Khan, fu cinto di corona Yoldan önce kendi indi; Lui
stesso scese primo dal varco Sağ elinde bayrağımız! Il
nostro vessillo nella sua man destra! Börteçine kurdun adı; Börteçine
è il nome del lupo Ergenekon yurdun adı; Ergenekon
il nome della patria Dört, yüz sene durdun, hadi, O
cento mille delle nostre lance Çık,
ey yüz bin mızrağımız!(…) Troppo
a lungo assopite, è l’ora del risveglio!
I toni di stampo epico-apologetico e di prorompente
esaltazione dell’orgoglio nazionale che trasudano da questi versi,
saranno sintetizzati e immortalati dai suoi epigoni, gli idealisti, nello
slogan:
Börteçine kurdun adı; Ergenekon yurdun adı, che scandendo l’avvicendarsi delle correnti politiche
nella Repubblica di Turchia ne scuote le sue fondamenta. Contatti e Informazioni: Dott. Ermanno
Visintainer Pergine Valsugana, Trento Asokananda's Authorized Teacher senior www.al-thai.com email: erenvis@yahoo.it
ermanvis@al-thai.com tel:
+39 3407667936 ritorna ai pizzichi… |
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WaiThai®2004-2008 Cristina Radivo
Asokananda’s authorized teacher |
ottobre
’08
[1] Ricordiamo, per dovere di cronaca, che è anche
il nome di un’organizzazione ultranazionalistica, definita la “Gladio turca”.
[2] Bahaeddin Ögel, Türk Mitolojisi (La
Mitologia turca), Ankara 1993, pg. 60 e Mircea Eliade, Lo Sciamanismo e
le tecniche dell’estasi, Roma 1983, pg. 290.
[3] Non mancano in ciò riferimenti a teorie
cosmogoniche antichissime che insistono sul fatto che l’umanità
sia nata in Mongolia e che qui, occultato in una dimensione ipogea, regni il Re
del mondo. Tali leggende furono riportate principalmente da esoteristi come
René Guénon (1886-1951), nel suo libro Il Re del Mondo, 1977.
Ma in maniera più o meno reticente anche dal laicissimo Kemal
Atatürk (1881-1933), il quale dichiarò: "Nella
misura in cui la discendenza turca avrà conosciuto i propri antenati
troverà in sé la forza per realizzare imprese
più grandi", in Burhan Yılmaz,
Agarta’dan Ergenekon’a büyük Türk Bilgeliği
- La grande saggezza turca dall’Agarta a Ergenekon, Istanbul, 2008.
Aspetti questi, che ribadisce il giornalista turco Nuh
Gönültaş, in un articolo pubblicato sul quotidiano 8
Sütun dell’11 agosto 2008, intitolato Agarta, http://www.8sutun.com/koseyazisi?id=305,
nel quale raffronta il mito di Ergenekon con quello dell’inaccessibile
Agartha, il summenzionato regno sotterraneo dove dimora il Re del Mondo.
[4] Mircea Eliade, Lo Sciamanismo e le tecniche
dell’estasi, Roma 1983, pg. 503.
[5] Mircea Eliade, Făurari şi Alchimişti
(Fabbri e Alchimisti), Bucarest, 1977 e Jean Paul Roux, La Religione dei
Turchi e dei Mongoli, Genova, 1990, pg. 92-94.
[6] Jean Paul Roux, op.cit. pg.92 e Mircea Eliade, op.cit.
pg. 499.
[7] Anche oronimo ovvero nome di montagna del Turkestan,
in Gerhard Dörfer, Türkische und Mongolische Elementen im
Neupersischen, Wiesbaden 1963, pg. 127-172 e Bahaeddin Ögel, op.cit.
pg. 60.
[8] Bahaedin Ögel, Türk Mitolojisi, Ankara
1993, pg. 59.71. Gerhard Dörfer, Türkische und Mongolische Elementen im
Neupersischen, Wiesbaden 1963,
pg.
[9] Jean Paul Roux, La Religione dei Turchi e dei
Mongoli, Genova, 1990, pg. 93 e Andrea Csillaghy, Elementi di Filologia Uralica e
Altaica, Ed. Cafoscarina, pg. 177.
[10] Esistono varianti della leggenda in cui entrambi i
protagonisti sono maschi accompagnati dalle rispettive mogli. Altre in cui il
primo è il figlio e l’altro, la nipote di un sovrano ilkhanide.
[11] Nella versione turca il nome è Tokuz e
si riferirebbe alla confederazione tribale turca dei Tokuz Oghuz , vd.
Jean Paul Roux , Storia dei Turchi, Milano, 1988, pg. 39.
[12] Gerhard Dörfer,
op.cit. pg. 127e Ziya Gökalp, Türk Töresi, pg. 109.
[13] İl testo dice 400
anni.
[14] Ziya Gökalp, Türk
Töresi, pg.110.
[15] In turco anche Bozkurt,
Ziya Gökalp, Türk Töresi, pg.110.
[16] Jean Paul Roux, op.cit.
pg 93.
[17] Bahaeddin Ögel,
op.cit., pg.43.
[18] Jean Paul Roux, op.cit.
pg.227.
[19] Scrive che la metamorfosi
in un lupo o in un orso si chiama “Börölöh eheleh oyuun
– sciamano che diviene lupo o orso”, in Abdülkadir
İnan, tarihte ve bugün
Şamanizm (Lo sciamanismo nella storia e oggi), Ankara,
1995, pg. 81 e Yuriy Vasiliev, Türkçe-Sahaca
(Yakutça Sözlük-
Dizionario Turco-Yakuto , Ankara 1995.
[20] Mircea Eliade, Lo Yoga, Milano, 1995, pg 299.
[21] Ermanno Visintainer, Il
mito turanico nella poesia di Ziya Gökalp, Vox Populi, luglio 2005 e Ziya Gökalp e il mito turanico, in Letteratura e Tradizione. Agosto 2005
[22] Ziya Gökalp,
Kızıl Elma (La Mela rossa), İstanbul 1995.