“刀” つまり日本刀の語源に就いて Etimologia della parola “刀-Katana” di 刀- katana è voce giapponese o perlomeno così dovrebbe essere, principalmente da un punto di vista etimologico, data la pregnanza che il termine viene ad assumere nella storia di questo paese nonché nella cosmologia shintōista per l’aver incarnato in maniera così rappresentativa lo spirito tradizionale della terra 大和-Yamato, detta anche “神の国- kami no kuni- Terra degli dei”, come è stato in passato definito il Giappone prima di essere designato con l’attuale denominazione di:日本 – Nihon “paese del Sol Levante”.
Anche per una realtà per noi così remota ed alloglotta come quella nipponica, tuttavia, checché ne dicano molti giapponesi, i quali da fieri assertori della loro esclusività culturale e linguistica, nell’udire di ciò storcono il naso, le cose stanno in un modo un po’diverso, ovverosia anche per quanto riguarda questo termine ci sono alcuni tasselli, che per dovere di obiettività storica, ci accingeremo ad integrare nel presente articolo. In Giappone, del resto, un po’come da noi, esiste un certo imbarazzo, un qual certo atteggiamento di dissimulazione nel riferirsi ad un passato che non sia quello classico, standardizzato e redatto nei testi storico-letterari: il 古事記-Kojiki ed il 日本書紀-Nihon Shoki o日本紀-Nihongi, che sono i due monumenti epico-cosmogonici nazionali, oppure quello riferentesi alla produzione letteraria successiva, scaturita da quel seppur unico ed ineguagliabile incontro con la civiltà cinese, per giungere fino all’epoca 明治-Meiji o l’età moderna. Tale reticenza cela,
altresì in parte, quella politica di assimilazione coatta, che
è stata perpetrata nel corso di tutti questi secoli, nei confronti
dell’etnia autoctona degli Ainu, detti i Baschi dell’estremo
oriente, una popolazione paleosiberiana dai tratti somatici caucasici, nota
per
Di certo a qualcuno potrà sorgere il sospetto che questi nostri studi risentano di una certa tendenziosità, che si cerchi di “portare acqua al proprio mulino”, per usare una nota massima, o che si voglia gettare nello scompiglio delle certezze storiche con alcune imboccate estemporanee intessute di un certo relativismo di fondo. A tale pur giustificata accusa replichiamo dicendo che noi, da ammiratori sinceramente appassionati, nonché di vecchia data, della cultura giapponese, partecipi ed emuli di quell’ineffabile sentimento nazionale, privo di corollari ontologici e restio ad ogni analisi di tipo positivista, chiamato: “ものの哀れ- mono no aware”, espresso dallo spirito 大和心-Yamatogokoro o 大和魂-Yamatodamashii, che dir si voglia, nel riferire di ciò intendiamo semplicemente colmare una piccola carenza della cultura nipponica, nonché di dissipare i retaggi e i luoghi comuni di un neoclassicismo post-illuministico di casa nostra così come di casa altrui.
Ricordiamo per inciso il recente ed ottimo film: “L’Ultimo Samurai”, interpretato dal - forse non troppo rappresentativo per il genere- attore hollywoodiano Tom Cruise. La 刀- katana è
Essa è ancora un simbolo del Giappone tradizionale e uno dei tre emblemi, accanto al 玉-tama, il gioiello ed al 鏡-kagami, lo specchio della religione nazionale, lo 神道- shintō o kami no michi, doni della dea 天照大神-Amaterasu-ō-mi-kami al primo sovrano 神武天皇-Jimmu Tennō. Quanto detto fin qui non evidenzia nulla di nuovo, è quanto è accessibile ai più e ciò che si può evincere dalla ormai sterminata letteratura esistente sull’argomento. Il tema in questione, tanto seducente, anche per quanti non siano yamatologi provetti, mostra, tuttavia, dei risvolti inattesi dal punto di vista linguistico-filologico, in quanto un approfondimento circa l’origine del termine ci proietta verso degli scenari, sicuramente altrettanto affascinanti per noi, che siamo degli altaisti, quanto, come accennato, inediti e sconcertanti per altri, inclusi gli stessi giapponesi. Tali elementi rappresentano un’ulteriore prova di quell’unità linguistica ancestrale eurasiatica, da noi sovente menzionata in altri articoli, ovvero un esempio di come anche una cultura unica ed esclusiva, qual’è quella giapponese, affondi le sue radici in quell’amalgama originario della storia universale avente motivi in comune con altri ambiti culturali.
Murayama intravide in numerose
voci giapponesi, ma, altresì in aspetti morfologico-sintattici della
lingua, sorprendenti analogie con l’ambito altaico, al punto di
ammetterne
Nella fattispecie qui ci
interessa
Partendo da ciò, tuttavia, si potrebbe allegare una riflessione anche più simbolica. Parafrasando quanto afferma il
prof. Ögel, eminente turcologo, questo fonema katï, in
virtù di una legge fonetica diffusa in queste lingue, potrebbe
dissimulare un’origine comune con il termine turco-mongolo kayï-kïyan-khitan,
significante sia scivoloso che coraggioso, eroico, ma anche duro come
Questo ultimo termine kayï-kayït è importante perché è il nome della tribù da cui discendono gli Ottomani da parte turca e da cui proviene Genghiz Khan, da parte mongola. Khitan è anche il nome di un impero mongolo pregenghiskhanide. Potremmo asserire che questa
parola, sia per quanto riguarda
Dott. Ermanno Visintainer - Pergine Valsugana,
Trento - erenvis@yahoo.it ritorna ai pizzichi… |