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LA SPIRITUALITA’ DEL MASSAGGIO
THAILANDESE
Dott. Anna Carla Possanzini
Asokananda’s Authorized Teacher senior
Sembra
un controsenso cercare spiritualità in un massaggio, specialmente se
tailandese. Ma proviamo a pensare semplicemente a questo:
Perché il massaggio ci fa sentire bene?
Recentemente
ho fatto un massaggio ad un amico il quale ha riassunto le sue sensazioni con
l’espressione: ‘pura
felicità”….
Si
possono usare parole molto diverse, ma credo che questo sia la sintesi
dell’esperienza di ogni massaggio ben fatto.
Perché?
Significa
che il massaggio non è un lavoro limitato al livello del corpo,
perché la felicità non è solo una sensazione muscolare,
ma coinvolge il nostro essere in tutte le sue componenti. Il Massaggio
Thailandese in particolare è un lavoro sull’energia vitale e
questa riguarda gli aspetti più profondi del nostro essere.
Come si può spiegare questa felicità?
Un
massaggio ben fatto va oltre le sensazioni del corpo, raggiunge la psiche
meglio delle parole, come una musica. (Quando usiamo le parole per spiegare
qualcosa, vi saranno sempre delle lacune. Ciò di cui si chiede
è esso stesso la risposta più completa.) Ma siccome non posso
offrire un massaggio a tutti voi, io adesso devo servirmi delle parole per
spiegarvi qualcosa di più.
Principi
e storia del massaggio thailandese
La tecnica del ‘Massaggio Antico’ - Nuad Phaen Boran, com’è
chiamato in Tailandia - deriva da una tradizione millenaria. Sembra che il
leggendario fondatore di quest’arte sia stato un medico
dell’India settentrionale, un certo Jivaka Kumar Baccha, che dovrebbe aver raggiunto la zona che
attualmente è la
Tailandia, insieme al propagarsi del Buddismo, intorno al
3° o 2° secolo a.C. Kumar Baccha non solo fu amico personale del Buddha e medico del Sangha,
l’ordine monastico buddista, ma è anche ricordato nei Pali
Canon, le scritture del buddismo Theravada, la forma attualmente praticata in
Sri Lanka, nella Birmania, nel Laos, in Cambogia ed in Tailandia.
La
relazione tra Buddismo e massaggio è infatti molto stretta in
Tailandia. Fino a tempi abbastanza recenti, che coincidono più o meno
con l’arrivo del turismo di massa, il massaggio non era considerato un
lavoro, ma era semplicemente l’applicazione pratica del ‘Metta’, termine pali e
tailandese usato per indicare ‘gentilezza
amorevole’. Era insegnato e praticato nei templi ed ancor oggi una
delle scuole più importanti si trova nel Wat Pho, a Bangkok. Comunque,
le citazioni sui Pali Canon sono i soli riferimenti scritti rimasti relativi
al Massaggio Tailandese, per questo le origini di quest’arte sono
piuttosto oscure. La tradizione si è mantenuta oralmente, da maestro a
discepolo, ed è ormai impossibile stabilire se e quanto alcuni
concetti cinesi, come l’agopuntura o l’agopressione, o altri
aspetti della medicina tradizionale, abbiano potuto influenzare la teoria e
la pratica del massaggio tailandese. Infatti il lavoro è basato sulla
pressione su punti d’energia ma anche su esercizi di stiramento ed
allungamento dei muscoli (stretching) che richiamano chiaramente esercizi di Hata Yoga (Yoga fisico). In India
esiste tuttora un massaggio Yoga, ma, anche se l’origine è
comune, le due tecniche si sono evolute in maniera diversa, perciò non
è possibile trovare somiglianze con il massaggio Tailandese, anche se,
come abbiamo detto, è chiarissima in quest’ultimo
l’influenza dello Yoga. Sicuramente alcuni aspetti della medicina
Ayurvedica indiana, come i bagni di vapore o i trattamenti con erbe, si
possono trovare ancora oggi in Tailandia, spesso abbinati con il massaggio. (a Chiang Mai, per esempio, nell’ospedale di
massaggio della ‘Fondazione Shivago Komarpaj’, si può fare
una sauna con l’aria impregnata dell’aroma d’erbe
particolari; nel tempio Doi Saket si può ricevere un massaggio fatto
con ‘pacchetti’ di erbe aromatiche scaldati a vapore).
Anche se gli eventuali rapporti con
la medicina tradizionale cinese e la medicina Ayurvedica non sono chiari,
è molto probabile che la tradizione del massaggio Tailandese derivi
dalla seconda, come si può dedurre sia dalla terminologia, che si
riferisce chiaramente al sanscrito, l’antica lingua spirituale
dell’India, sia dal significato stesso del massaggio che, seguendo la
filosofia yoga, agisce su cinque
livelli, chiamati guaine o corpi- uno dei quali è il corpo fisico-
ed ha lo scopo di ripristinare l’equilibrio a tutti i livelli. Secondo
la filosofia yoga, infatti, siamo formati da cinque corpi, sempre in continua
interazione tra loro, di cui uno solo- il corpo fisico o Anna-maya Kosha- è materialmente visibile. Gli altri
quattro sono il Prana-maya Kosha o
corpo energetico, il Mana-maya Kosha
o corpo mentale, il Vijnana-maya Kosha
o corpo delle emozioni e l’Ananda-maya
Kosha o corpo della coscienza cosmica, dell’amore. Durante il
massaggio si lavora sul corpo fisico, ma si agisce sul corpo energetico in
cui circola il Prana,
l’energia vitale, influenzando tutti gli altri corpi. Il Prana è
distribuito lungo linee
d’energia, le Prana Nadi,
che nulla hanno a che vedere con l’anatomia, ma che circondano il corpo
come un’invisibile rete. Sembra che siano 72000, ma le principali,
quelle su cui si agisce durante il massaggio, sono solo 10 (chiamate Sen dai
tailandesi) e su queste sono situati i principali punti d’agopuntura.
Attraverso i punti d’agopuntura è possibile uno scambio con
l’energia cosmica, per far sì che il corpo si mantenga in
equilibrio con l’universo e di conseguenza mantenga il benessere. Sono
infatti i blocchi d’energia, dovuti per esempio a stress sia fisico sia
mentale, a provocare una diminuzione del flusso del Prana e quindi uno stato
di malattia. Anche nella medicina occidentale si fa sempre più strada
la convinzione che lo stress abbassa le difese immunitarie. Il
MassaggioTailandese non è dunque solamente un lavoro sul corpo, anche
se una parte del benessere che si sente durante e dopo il massaggio è
legato allo sciogliersi delle tensioni muscolari che sono a loro volta create
dalle tensioni psichiche. Tutte le nostre frustrazioni quotidiane, le piccole
e grandi aggressioni che subiamo nel contatto con gli altri, il doversi
forzare in schemi non rispondenti al nostro vero essere, le incomprensioni, i
compromessi continui tra ciò che siamo e ciò che dobbiamo
apparire, contraggono momento dopo momento il nostro corpo. Ogni sentimento
represso e non agito nel momento giusto si annida e si nasconde in qualche
parte del nostro corpo sotto forma di tensione, di contrazione della
muscolatura volontaria o involontaria, di iper- o ipo-attività
ghiandolare, che quando diventano importanti e percepibili generano malattie
psicosomatiche. Ormai è nota questa relazione ed esiste una precisa
‘mappa’ che collega i disturbi alle relative tensioni emozionali
(massaggio biodinamico, massaggio bioenergetico, malattie psicosomatiche,
ecc.) Anche in Tailandia il massaggio tradizionale non è utilizzato
solo per disturbi fisici, ma anche per alleviare disturbi psichici, come
depressione, isteria, schizofrenia ed altri disordini mentali.
Ma dove è la spiritualità in tutto questo?
Cominciamo
a guardare la situazione dalla parte del massaggiatore. Il massaggio è
un rapporto tra due persone, massaggiatore e paziente, ed è quindi
logico considerarlo da due diversi punti di vista.
Dalla
parte del massaggiatore:
Come si diventa un buon massaggiatore?
Imparare la giusta tecnica è
sicuramente il primo importante passo, ma solo il primo passo. Infatti per
diventare padroni della tecnica del massaggio sono necessari alcune settimane
o alcuni mesi di pratica, dipende dal talento individuale e dalle esperienze
precedenti ed a questo livello il massaggio può già essere
un’esperienza piacevole e rilassante, ma non diversa da un normale
massaggio estetico. A questo punto si può, e si deve se si vuole
praticare un buon massaggio, fare un salto di qualità. Un buon
massaggiatore non è solo padrone della tecnica, ma è anche
capace di praticare la qualità spirituale del ‘Metta’.
IL
METTA
Bisogna
quindi entrare nel vero significato del MassaggioTailandese, bisogna saper
praticare consapevolmente il ‘Metta.
Che cos’è il Metta?
Un
tentativo di traduzione potrebbe essere ‘gentilezza amorevole’.
La pratica del massaggio è per tradizione un esercizio di
‘donazione’ di benessere. Il massaggiatore trae la propria
soddisfazione dalla consapevolezza di donare e di fare il bene
dell’altro. Sappiamo tutti quanto sia piacevole fare un regalo ad una
persona che amiamo, avere l’idea giusta, cercare l’oggetto
adatto, immaginare il piacere che l’altro ne trarrà, sono cose
talmente gratificanti che, per occuparcene, impieghiamo ore del nostro tempo
a volte prezioso. Perché la soddisfazione è implicita
nell’atto del donare, in questo ci sentiamo potenti, ricchi tanto da
poter dare.
(Marnati-Schnoller
1999 - “...imparo ad amare... a donare... per il piacere
d’amare e di donare... per la gioia di amare pienamente! Saper amare e
poter amare è pienezza che va oltre la ricompensa...").
Se
pensiamo a questo è facile capire la soddisfazione del massaggiatore.
Non è un lavoro, la persona che si affida a lui è una persona
da amare e in quel momento si può dare il meglio di se stessi, ci si
immedesima con le sue sensazioni per sintonizzare il proprio lavoro su di
lui, si è sensibili ad ogni minimo segnale per capire se si sta
andando nella giusta direzione. E’ un rapporto molto simile al rapporto
madre-neonato o al rapporto tra amanti, il superamento della dualità
io-tu ed il divenire un essere unico, con la stessa sensibilità
condivisa da due persone contemporaneamente. E in questo momento avviene quel
miracolo di unità in cui sentiamo che più si dà,
più si riceve, ogni cosa che facciamo per l’altro è una
nostra intima soddisfazione.
LA
MEDITAZIONE
Come si può arrivare con consapevolezza a questo stato
d’animo?
Con la pratica della meditazione.
Questa parola fa a volte paura, richiama immagini di santi o eremiti, di
privazioni e rinunce, quando non sappiamo quanto sia semplice e quanto spesso
la mettiamo in pratica inconsapevolmente. Il primo gradino della meditazione
consiste semplicemente nell’essere completamente concentrati su
ciò che si sta facendo, un’adesione totale al presente, essere
in grado di controllare la propria mente in modo di poter scegliere a cosa
dare la nostra attenzione. A livello molto semplice è la situazione
del bambino talmente intento nel gioco che non sente il freddo o la fame.
Ognuno può ricordare una situazione in cui era talmente preso
dall’attività del momento da perdere il senso del tempo o della
realtà circostante. Questa concentrazione pura è uno stato
meditativo.
-
(Claudio Lamparelli 1995 pag.16) “La meditazione può essere
definita come un lavoro su di sé, una coltivazione della mente, una
tecnica della coscienza, un addestramento della sensibilità, una
disciplina psichica, che si pone innanzi tutto due obiettivi: l’acquisizione
di un maggior grado di consapevolezza e il recupero del senso
dell’essere, continuamente oscurato dalle vicende della vita e dalle
attività mentali.”
Il
problema è come rendere questo processo consapevole in modo da poter
creare un tale stato in modo cosciente.. La pratica della meditazione
è un vero e proprio esercizio. Andiamo in palestra per allenare i
muscoli con metodici e ripetitivi esercizi, diventando consapevoli dei nostri
limiti e delle nostre possibilità fisiche e si trova soddisfazione in
questo perché si sa che ci godremo di più la gita in montagna o
in bicicletta, o, comunque, ci sentiremo meglio nel rapporto col nostro
corpo. Così ci si dedica a quotidiani esercizi della mente per
diventare consapevoli del suo continuo lavorìo, per imparare ad
eliminare i disturbi del canale principale d’attenzione, per essere in
grado di utilizzare meglio le sue potenzialità, e si supera la noia di
esercizi ripetitivi perché si sa che ci sentiremo più capaci di
utilizzare la mente, godremo dei benefici di una memoria più pronta,
di una concentrazione più facile, di una maggior capacità di
discernimento dei problemi ed un senso generale di benessere.
(Claudio Lamparelli 1995 pag.15)
“Non esiste solo il grande e mirabolante potere di capire e cambiare
tutto in un colpo solo, ma anche il ‘piccolo’ potere di capire e
cambiare qualcosa nella propria vita, giorno dopo giorno. E questa è
la funzione della meditazione quotidiana....è più importante
comprendere qualcosa della propria vita che levitare in aria o camminare
sulle acque.”
Arnold
Mindell (1990) a proposito della meditazione dice: “Il suo obiettivo
è essere chi si è… e vivere la propria natura di Buddha,
il che tradotto in termini psicologici equivale più o meno a
conoscersi ed essere coerentemente se stessi in ogni momento”
CREAZIONE
ARTISTICA
Non
possiamo poi dimenticare un importante aspetto della soddisfazione di fare un
buon Massaggio, che è la ‘creazione artistica’. Ogni
massaggio è un’esperienza unica ed irrepetibile, come
un’opera d’arte; dipende dalla persona che abbiamo davanti, dal
suo stato di salute e relativo stato d’animo, dalla nostra
disponibilità in quel momento e da come ci sentiamo in rapporto con
lei, ed ogni volta queste componenti saranno diverse, con risultati diversi.
La creatività del massaggiatore si può esprimere come quella di
un artista nella sua opera.
Dalla
parte del paziente:
Passiamo
adesso ad analizzare l’esperienza del paziente.
SENTIRE
IL CORPO
La
prima sensazione nel momento in cui si comincia a ricevere un massaggio, che
è a volte anche la più difficile da accettare, è quella
di dover lasciare la responsabilità del proprio corpo ad un altro, di
dover essere completamente passivi e ricettivi, come se si tornasse nella
condizione del neonato. Durante il massaggio dobbiamo stare con noi stessi,
non possiamo cercare distrazioni nel fare, non abbiamo scuse, non ci sono
telefono, colleghi, bambini che richiedono la nostra attenzione, non possiamo
trovare niente di improvvisamente urgente che ci distolga da noi stessi. Siamo
‘obbligati’ a dedicare un determinato tempo a noi stessi, senza
fare niente. Per qualcuno all’inizio è molto difficile
abbandonare il controllo, ma nel momento in cui ci riesce e si lascia andare
subentra il benessere. La riscoperta del proprio corpo attraverso
l’attenzione e la cura da parte di un altro, attraverso il contatto,
è un’esperienza primaria paragonabile solo all’esperienza
dell’essere nutriti. Per mezzo delle sensazioni risvegliate dal
contatto si riscopre il proprio corpo, la sua forma, i suoi limiti;
attraverso le mani dell’altro ci si sente di nuovo plasmati ed il corpo
‘ricorda’ le prime carezze, risvegliando la certezza di essere
amati. Come nel contatto con la madre o con la persona amata. Molto spesso il
corpo nella società attuale è considerato solo per il piacere
che può dare: si cura la bellezza, l’eleganza e si gode del
riflesso di noi che vediamo nell’ammirazione degli altri, Il massaggio
è un piacere ‘privato’, interiore, profondo, che non è
necessario condividere; siamo ‘dentro’ noi stessi. (Questa
è una soddisfazione interiore che rende meno dipendenti dalle
soddisfazioni esterne). Lasciarsi andare al massaggio vuol dire accettarsi e
sentirsi accettati nella propria totalità, per quello che si è
in quel momento, anche con gli aspetti negativi, i difetti, i malanni, i
malesseri...
ARMONIA
PSICHE-SOMA
Si
ritorna ad amare il proprio corpo perché lo si sente amato, e questo
rinforza l’autostima, ma quanto più amo me stesso tanto
più posso dare agli altri, quanto più la mia autostima aumenta
tanto più equilibrate possono essere le mie reazioni agli eventi della
vita quotidiana. Questo recupero del rapporto col proprio corpo porta, come
in molte pratiche orientali di meditazione (Yoga, Tai Chi Chuan, Qi Gong, Tantra, ecc.) a ritrovare
l’armonia tra psiche e soma, a sedare l’iperattività di
corpo e mente, a spostare l’attenzione dentro di noi, per poi
osservarci con obiettività, ed a ‘prendere distanza’
da tutto ciò che normalmente ci disturba. La consapevolezza del corpo
e del benessere al di fuori del contatto sessuale è considerata
stranamente ’colpevole’ nella convenzionalità del pensiero
comune, che condanna la singolarità ed il piacere non finalizzato a
qualcosa di ‘utile’. Durante il massaggio si può
abbandonare questo senso di colpa e godere della propria individuale
completezza, nel piacere del corpo e dello spirito.
(C.Lamparelli
1995 p. 17) “Recuperare questa sensazione di piacevolezza, questo
sentimento di essere a proprio agio qui e ora, d’essere parte
integrante del tutto, è uno dei compiti fondamentali della meditazione”
‘La
consapevolezza di essere parte integrante del tutto’. Non è solo
una bella frase, ma è una ‘bomba’ di significati: il senso
di unità, il superamento della solitudine, del dualismo.....
(Marnati/Schnoller
- 1999) “Assaporo la purezza e la leggerezza dell’energia
dell’aria che penetra in me... mi risveglio alla vera realtà
della vita... dell’Universo... Vivere per il piacere e la gioia d'amare
è il senso profondo della Vita!”.
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Un episodio personale: ero a Bangkok ed
ho offerto un massaggio ad una ragazza tedesca incontrata in albergo, con
la quale avevo fatto lunghe chiacchierate. Prima di iniziare lei mi ha
chiesto il prezzo ed io le ho spiegato che dipendeva dalla mia
soddisfazione. Da qualche mese infatti non praticavo, per vari motivi, e
non ero sicura di poter fare un buon lavoro, se fossi rimasta soddisfatta
poteva pagarmi quanto voleva, altrimenti non avrei accettato niente. Si
mise a ridere e mi disse che era la prima volta che sentiva che un lavoro
poteva essere pagato secondo la soddisfazione del lavoratore e non del
cliente, ma alla fine del massaggio aveva capito. Io ero soddisfatta e lei
mi ha detto che non poteva valutare in denaro quel che avevo fatto e mi ha
regalato un ciondolo che aveva al collo che aveva un significato speciale
per lei.
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BIBLIOGRAFIA
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Asokananda
: Il Massaggio Thailandese - Mediterranee (1990)
$
O.Botto
: Buddha e il buddismo – Mondadori (2001)
$
G.Feuerstein
: Yoga – filosofia e pratica di un’ascesi –
Mondadori (2000)
$
Lamparelli
Claudio : Manuale di meditazione - Mondadori (1995)
$
L.Marnati
/A.Schnoller : Meditazioni nella natura - Xenia (1999)
$
Mindell
Arnold : Lavorare da soli su se stessi - Astrolabio (1990)
$
Tsai
Chih Chung : Dice lo Zen -Feltrinelli (1999)
Autore: Dott. Anna Carla Possanzini
Asokananda’s Authorized Teacher
senior carlapossa@yahoo.it
Da moltissimi anni pratica e insegna il Nuad Boran, sia in Italia che
all'estero.
Nel 1993 ha tradotto il primo libro in italiano di Massaggio Thailandese di
Asokananda. Ed. Mediterranee.
Attualmente vive e insegna a Roma.
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