Толгой Бариач - Tolgoi Bariač
Ricercando più approfonditamente, tuttavia, si può trovare una tecnica degna d’autentico interesse: quella del Толгой Бариач-Tolgoi Bariač, letteralmente “aggiusta-ossa del cranio” o “aggiusta-teste”[2]. Una tecnica autoctona tradizionale mongola, praticata da lama e operatori qualificati, uno dei quali è lama Ishzog, che vive a Ulaan Baatar. Il modus operandi del Tolgoi
Bariač, tuttavia analogamente al Tudup
Emneer o Massaggio Sciamanico Tuvino, suo più stretto
parente, lo colloca in una posizione alquanto eterodossa da un punto di vista
tipologico, tale da porlo al di fuori dei rigorosi parametri su cui si
fondano gli Infatti, mentre in Estremo-oriente, culla di civiltà agricole e sedentarie, legate all’elemento tellurico, il centro vitale dell’uomo è situato in hara, ovvero nell’addome; nella cultura mongola, di matrice nomadica e sciamanica, esso è precipuamente legato all’elemento uranico e di conseguenza, identificato nella testa. Analogamente all’aquila, che dal cielo scruta le prede col suo sguardo, è con la testa che, cavalcando un tenace destriero, si dominano gli immensi orizzonti delle steppe centrasiatiche. La testa, in quella sorta di diagnosi
divinatorio-sciamanica che in Mongolia si chiama Il massaggio del Tolgoi Bariač è una sorta di craniometria effettuata utilizzando una cordicella, con cui, partendo dal piano orizzontale situato sopra i contorni orbitali, vengono prese le misure della circonferenza cranica.
Si procede sul piano sagittale, iniziando dalla sua sommità verso la radice del naso e le cavità orbitali, quindi sul piano frontale verso le orecchie. Indi, individuate eventuali asimmetrie e incongruenze risultanti dalla misurazione, con la mano aperta si effettua un massaggio di strusciamento, iniziando dalla fronte in direzione della zona occipitale del cranio. Poi nello stesso modo, si vanno a ricercare eventuali estroflessioni o apofisi anomale, lungo la linea temporale ed occipitale.
Una parte importante da trattare è quella della congiunzione dell'osso occipitale con le due ossa parietali, dove possono verificarsi rigonfiamenti, dovuti alla presenza di spiriti che possono esercitare un’influenza negativa. Su questa zona talvolta vengono effettuati anche dei salassi; questo è anche il punto che, nella simbologia del soyombo[4], corrisponde al cerchio rappresentante il sole racchiuso nel quarto di luna. Sede delle energie cosmiche e, nel microcosmo umano, della facoltà intellettiva[5], nell’iconografia buddhista è la protuberanza cranica emblema di saggezza della verità. Altri punti importanti si trovano sulla fronte, come la zona dell’interciglio, punto ubiquitariamente simbolico in tutte le culture, attorno alle cavità orbitali e le tempie. In genere, questi punti sono utilizzati per trattamenti del mal di testa, ma, sempre sulla base del principio che nella testa si riflette il microcosmo, possono avere ulteriori corrispondenze. Il massaggio, se ciò si rende necessario, può avere un seguito lungo il resto del corpo.
E’ possibile imparare il massaggio Tolgoi Bariač, seguendo gli insegnamenti del Maestro lama Ishzog, durante i corsi estivi di massaggio in Mongolia, organizzati da Ermanno Visintainer, dove insegna egli stesso sia Tudup emneer il Massaggio Sciamanico Tuvino che Nuad Börarn, il famoso massaggio tradizionale thailandese, un’altra delle straordinarie tecniche proposte da Al-Thai, nello splendido scenario della steppa mongola. Massaggio cranico -Tolgoi Baria
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[1] E.V.Sevortian, Etimologičeskji Slovar’ Tjurskikh Jasykov (Dizionario etimologico delle lingue turche), Moskva, 1974, pg. 264.
[2] D. Tömörtogoo, A Modern
Mongolian-English-Japanese Dictionary 现在蒙英日辞典 ,
[3] Eliade ha definito l’ovoo mongolo “la più tipica delle ierofanie”, delle manifestazioni di un divino che fa irruzione improvvisa nel mondo. Si tratta di un mucchio di pietre in cui viene infisso un palo centrale, rappresentante l’axis mundi, sormontato da uno stendardo, dove dimorano gli spiriti.
[4] Simbolo nazionale della Mongolia intriso di molteplici significati, che appare sulla bandiera. Risale al XIV secolo e, secondo la tradizione, è stato creato dallo stesso Budda vivente Zanabazar.
[5] Mönkh Tengeriin Nuutzaas, “Dei Segreti del Cielo Eterno”, Ulaan Baatar, 2006, pg.20.